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Tav avanti tutta

di Massimo Bonato

Se chiedessimo a un bambino se il motivo perché va male a scuola è la mancanza di una bella penna, calerebbe il capo vergognoso perché saprebbe da solo rispondersi. Gli servirebbe passare più tempo sui libri, e matita o penna firmata che sia non farebbe la differenza.

Farebbe una gran differenza nella scelta di una nuova linea ferroviaria e delle possibili soluzioni un’industria fiorente, scambi commerciali, un’economia stabile, popoli felici (parametro che nel Pil non vedremo mai conteggiato).

Ma non è così per l’. Non è così neanche per la però.

Letta e Hollande sforbiciano gran sorrisi, impeccabili profusioni di promesse che san già di esaudimento, strette di mano patteggianti e ineluttabilità delle decisioni assunte.

Insomma l’Alta velocità è la panacea di tutti i mali.

Peccato che a giugno, su «Le Monde» un lungo editoriale titolava qualcosa come Sono ormai 900.000 i giovani che non cercano più lavoro, in Francia. Giovani senza aspettative, privati dei sogni e del futuro, ovviamente a partire dal lavoro che manca anche dove si canta la Marsigliese. A oggi, la notizia è che la Francia è in piena recessione: «Scenari Economici» titola Francia: crollano a novembre gli indici PMI manifatturiero e dei servizi. E’ Parigi il nuovo Grande Malato dell’Eurozona?

Ma i premier continuano a indicare l’asse Torino-Lyon come quello portante per una nuova rivoluzione industriale, come un “asse strategico” europeo, in cui Lisbona si è chiamata fuori, la Spagna boccheggia, la Slovenia esclude a priori di pensarci adesso che è piena crisi e l’Ucraina (della linea si è sempre trattato in termini di Lisbona-Kiev) non sa neanche di che cosa si stia parlando.

“Continuazione della ” e “Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza” sono per il presidente del Consiglio progetti tesi a “rendere ancora più osmotici i nostri due Paesi”. Letta fa rimpiangere il Seicento, quando architetti francesi e piemontesi come Michelangelo Garove (architetto militare che progettò la Basilica di Superga, ristrutturò la Venaria, il Castello di Rivoli, tra le sue innumerevoli attività) non cessavano le loro collaborazioni neanche quando i due paesi erano in guerra. Fa rimpiangere il secolo successivo, quando bastavano pochi affari andati bene per elevarsi socialmente ed economicamente (ne san qualcosa i Beria di Argentine con proavo contadino e assurti allo stato notarile in un paio di generazioni e firma su un prestigioso periodico italiano odierno): è di un paio d’anni fa l’inchiesta di «Repubblica» che denunciava l’immobilismo sociale della nostra contemporaneità, in cui sforzi o non sforzi chi cambia classe sociale è attorno allo 0,5%: nasci in una famiglia operaia?, resterai operaio, se ti va bene… servi della gleba.

Insomma, in una società sclerotizzata di suo e democratica di facciata, inchiodata ora alla crisi e alla recessione, nella quale non son le merci scambiate a far la differenza ma la crescente chiusura di attività produttive ed esercizi commerciali, la perdita smisurata di posti di lavoro, la differenza la fa una nuova linea ferroviaria, quando quella esistente non è utilizzata che al 20% del suo potenziale, perché appunto, non c’è nulla da scambiare.

Il bambino, se si chiama Letta (o chi per lui ormai), rialzerà la testa e ci riderà in faccia: per andare bene a scuola non ci vuole lo studio, ci vuole una penna nuova.

Massimo Bonato 21.11.13