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TAV. Dalla Francia la definitiva inversione di rotta

foto tgv LeMondeCon buona pace dei Lupi (ministri) nostrani, dei tecnici di governo che spasimano per bucare le montagne della Val Susa e degli “ottimisti” disposti a radere al suolo la valle in nome di un glorioso futuro, arriva dalla Francia, con il quotidiano «Le Monde» (qui), una notizia con un titolo inequivocabile: Lo Stato (francese) mette un freno all’Alta Velocità.

Presentando il suo piano di investimenti per il futuro, il primo ministro Jean-Marc Ayrault accoglie le raccomandazioni del comitato Mobilité 21, presieduta dal deputato socialista Philippe Duron (qui) presentate al governo francese lo scorso fine giugno. La costruzione di nuove linee ad alta velocità verrà presa in considerazione dopo il 2030: al momento è considerato prioritario l’ammodernamento delle linee esistenti per il trasposto quotidiano; richiesta tra l’altro sollecitata dallo stesso presidente Hollande.

Il tema alta velocità non viene abbandonato, ha specificato il primo ministro, viene modificato l’originale progetto faraonico (del precedente governo francese) per trasformare tutte le linee in alta velocità. La Francia possiede più di 2000 km di linee AV e sono attualmente quattro i cantieri in corso che dovrebbero terminare entro il 2017: tra questi non è inclusa la linea Torino-Lione che riguarda la Val Susa. Inoltre dal 2011 una  relazione parlamentare redatta da Hervé Maritonc (qui) ha posto in evidenza le criticità finanziare dei nuovi progetti AV, considerando il basso flusso delle utenze, e ha  pertanto consigliato di impegnare le risorse finanziarie per manutenere e rinnovare le linee esistenti.

Calo dei passeggeri, aumento dei costi, redditività non garantita, sono tutti elementi che spingono il governo francese a destinare risorse economiche  nell’ammodernamento della rete ferroviaria e del parco mezzi per offrire un migliore servizio ai cittadini francesi. Il costo di 26,1 miliardi di euro quantificato dalla Corte dei conti francese per la linea Torino-Lione, oggetto di forti opposizioni di ambientalisti e di cittadini (specifica «Le Monde»), rendono questa linea non prioritaria e il governo francese rinvia le valutazioni sull’opportunità del progetto a dopo il 2030.

Davide Amerio 14.07.13

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