Notizie Flash

Tav in Val si Susa: contrordine Compagni!

Improvvisamente all'orizzonte si sollevano nubi sul Tav in Val di Susa. Inizia il balletto italico del "non sapevo, non potevamo sapere, non era prevedibile"

di Davide Amerio

In un paese “normale” nel quale il buon senso, la logica e la preoccupazione di agire nell’interesse del bene pubblico  prevalgono, le affermazioni del sen. Stefano Esposito, strenuo difensore del , riportate dai media in queste ore potrebbero portare un po’ di sollievo e rassicurarci sulla capacità della dialettica democratica di giungere a razionali conclusioni.

Ma la dialettica democratica non appartiene più a questo paese da un bel po’ di tempo e il “dibattito” intorno al Tav è confinato da molti anni nelle aule dei tribunali dove lo “Stato” esercita pressione giuridica e psicologica su quanti osano dissentire. In queste aule la “lotta nonviolenta” e il “boicottaggio” sono stati trasformati in “terrorismo” dalla Procura di Torino. Gli interessi lobbistici sono stati difesi a colpi di sanzioni e risarcimento danni cercando di colpire i singoli con cifre che realizzano di fatto un peso coercitivo e dissuasivo nei confronti di chi non si limiti a manifestare con la propria bandierina in modo supino per poi tornare a casa e riprendere la vita di prima come se nulla fosse.

Sulle previsioni degli extra-costi svelati dal Sole 24 ore in un articolo  il sen. Esposito ha dichiarato 

Previsioni ben lontane da quanto abbiamo sempre saputo e divulgato. Dei contenuti dell’accordo di programma non era a conoscenza nessuno, men che meno il Parlamento. Pretendo una risposta chiara, credibile e certa sui reali costi della Torino-Lione. Quest’opera è al centro di un aspro dibattito e non intendo accettare che non ci sia totale trasparenza e chiarezza sulle cifre. Non mi accontenterò di spiegazioni tecniciste e burocratiche.

E’ lecito avere qualche dubbio sul fatto che “nessuno” era al corrente dell’accordo di programma? Sono più di 20 anni che i , come ha ricordato in una recente intervista alle Iene, combattono quest’opera documentando i costi reali, i benefici inesistenti e i numerosi problemi ambientali.
Le biblioteche contengono scaffali interi di libri scritti sul Tav e sulle controindicazioni: giornalisti, ingegneri, professori universitari hanno compilato migliaia di pagine documentando come l’opera fosse inutile e costosa.
Il M5S da quando è entrato in Parlamento non ha lesinato energie per convincere con documenti, interpellanze e convegni la rovinosa questione del Tav in Val di Susa (ma anche altrove).
Da mesi pure noi, nel nostro , riferiamo di come in Francia e in Europa si muovessero perplessità e cambi di priorità sulla linea Torino-Lione e sull’alta velocità.

Gli unici a non sapere nulla erano i politici che devono prendere decisioni in merito.

“A pensar male si commette peccato ma sovente ci si azzecca” amava ripetere Giulio Andreotti, un buon insegnamento in questo paese. Questa “improvvisa” consapevolezza sul No Tav è sospetta. Si possono fare alcune ipotesi.

1) L’attualità dimostra che il “popolo” No Tav ha ragione e da vendere. Dopo aver qualificato questo popolo con i peggio epiteti i nostri politici, mai abituati a rispondere con responsabilità oggettiva sulle proprie scelte, devono trovare un escamotage per salvare la faccia di fronte a quella parte di paese, e di elettori, ai quali raccontano da 20 anni che i No Tav sono dei fanatici, anti moderni, cattivi e violenti.

2) Le indagini della magistratura continuano ogni giorno a dimostrare come “le grandi opere” sono il “bancomat” della politica. Ora gli arresti arrivano ancora prima che l’opera sia stata completata (Expo 2015) e sono alla luce del sole le connivenze con organizzazioni criminali e gli interessi lobbistici di alcune aziende. Forse il timore che la magistratura giunga troppo in fretta in Val di Susa magari a ridosso di qualche appuntamento elettorale ha stimolato i nostri politici nell’aritimetica?

3) Conversione dell’attuale cantiere verso altre destinazioni. Il buco già c’è, almeno in parte. Il cantiere pure, le imprese anche, i danni mortali all’ sono già stati compiuti. Perché allora non proseguire con il buco e creare un deposito per rifiuti tossici o nucleari nel bel mezzo delle montagne valsusine?

Come diceva Andreotti …

(D.A. 30.10.14)

No tags for this post.