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Tav. I sindaci della Valle a Roma. Un muro pieno di crepe

Ma che non crolla perchè non può permetterselo.Tanta insicurezza dietro l'apparente inflessibilità ma i soldi ora non ci sono e i tempi stringono. In mancanza di realismo e in abbondanza di protervia, si rischia la soluzione peggiore: una cantierizzazione infinita. Perchè l'importante per la lobby è ottenere i soldi.

di Barbara Debernardi e Fabrizio Salmoni

Un pareggio senza goal ma con una squadra che mostra segni evidenti di logoramento. Cosi si potrebbe rappresentare l’incontro di mercoledi 21 Gennaio a Roma con i sindaci valsusini e i loro tecnici agguerriti (, Alberto Poggio). Un’atmosfera di freddo imbarazzo, un Virano che ha quasi fatto scena muta, un dirigente del ministero apparentemente informato solo su scadenze e necessità finanziarie, un Lupi iper-intransigente a ripetere i mantra di sempre (L’opera è iniziata e quindi si deve finire…per voi ci sono le compensazioni…la sede di confronto è l’Osservatorio, ecc.) per nascondere dietro la sicumera del personaggio e la necessità politica i problemi, lo stato dei lavori, le difficoltà economiche. Proprio quelle che si stanno gonfiando, come da tempo hanno documentato i valsusini che seguono le vicende in Europa, e si stanno facendo sempre più pericolose per la lobby della Torino-Lione a tutti i costi.

Dall’altra parte, il tentativo di portarli al dunque, a fare i conti con la realtà, a ragionare sul fallimento dell’Osservatorio, fermi nel ribadire il rifiuto delle compensazioni e la richiesta di una sede di confronto reale con gli amministratori.

Questo lo scenario dipinto dal sindaco di Avigliana, Angelo Patrizio che con un apprezzato gesto di trasparenza ha voluto informare i cittadini convocando un’assemblea pubblica nel tardo pomeriggio di giovedi in Municipio, presenti , Paolo Ghiro (sindaco di Caprie) e altri amministratori.

Hanno raccontato di un colloquio lasciato a mollo per mezz’ora da un Lupi che si assentava “per impegni istituzionali”, della breve comparsata  dell’abbronzatissimo Osvaldo Napoli mentre in un angolo sedeva il senatore (M5S) ammesso come osservatore senza diritto di parola.

Hanno sottolineato la sensazione di forte insicurezza della controparte, insicurezza tradita da espressioni sfuggite come “Quest’opera, se mai si farà…” (Ing. Signorini) subito tarpata dall’unico intervento di un Virano abituato a mentire spudoratamente “Garantiamo che l’opera si farà nei tempi e con i costi previsti” salvo poi scivolare anch’egli su una mezza ammissione sul “superamento dell’Osservatorio” o sorvolare sui problemi contabili irrisolti, sulla permanente mancanza del progetto definitivo, sull’altrettanto mancante certificazione dei costi, sulla loro suddivisione con la Francia, sulle scadenze imminenti per presentare una richiesta di fondi all’Europa senza aver soddisfatto tutte le pre-condizioni.

L’impressione diffusa tra i sindaci è che sia ormai radicata anche nella controparte la quasi certezza che non ce la faranno a risolvere tutti i problemi: sanno già che l’opera non si farà o almeno che non si farà come hanno sempre dichiarato di volerla. “Erano preoccupati, a disagio, raffazzonati, senza certezze” – dice Patrizio (foto sotto) – “e sconcerta che dopo 20 anni da parte loro ci sia solo approssimazione”. “Il clima è favorevole a un cambio di marcia – dice Plano – ma anche noi non sappiamo bene come provocarlo se non con la compattezza degli amministratori, con le denunce e gli esposti, la pressione politica. Prima o poi qualcuno dovrà dire come stanno le cose e quello sarà il momento della verità“.  APatrizio

, sindaco di San Didero, con la schiettezza che le è solita, racconta al TG Vallesusa: “Cambiano gli interlocutori ma la solfa non cambia! E’ stato nuovamente un “pour parler”, direi un’azione dovuta, che si doveva fare ma che non ha cambiato una virgola del quadro generale. Non che ci aspettassimo un granché dopo tanti rifiuti o risposte disattese… Posso dire che ho trovato il Ministro “poco attento” alle argomentazioni di 20 amministratori e loro rappresentanti, di 2 tecnici di spessore che hanno sapientemente illustrato le criticità tecniche dell’opera e messo in difficoltà il tecnico Virano. Lupi mentre diceva di ascoltarci leggeva e rispondeva agli sms che riceveva o parlottava con il suo vicino, quindi direi poco educato e oserei dire anche poco delicato perchè ha interrotto spesso chi aveva preso la parola…Abbiamo chiesto un tavolo tecnico che non sia l’Osservatorio perchè è stato fallimentare, ma ci è stato risposto che l’Osservatorio aveva fatto un buon lavoro e non andava cambiato. Personalmente ho detto che se non si poteva cambiare l’Osservatorio almeno si poteva cambiare la ‘persona’. Lupi ha detto – continua la Bellone – ‘che la disponibilità di fondi a disposizione è sempre più ridotta, ma siccome l’opera è stata decisa…. è strategica…. è stata avvallata da accordi internazionali, devono farla, punto’. Ma ad oggi non sono chiari i costi, i metodi di valutazione sono discordi fra i due Stati, non è stata eseguita la certificazione dei costi da parte di un soggetto terzo perchè è andata deserta la gara. L’ing. Signorini ha dichiarato che ieri è stato individuato con ‘procedura ristretta’ (?) il soggetto terzo che certificherà. Infine, proprio perchè non ci sono i soldi, hanno ventilato la possibilità di farlo in due tranche rispettando prima un elemento di indirizzo politico e successivamente l’indirizzo amministrativo con cui si chiede il 40%:”

La Bellone ha chiuso la sua giornata romana con una stretta di mano a Lupi, l’ultimo ministro di turno incontrato in questi suoi lunghi anni di opposizione al Tav in veste di Sindaco. E così come aveva già detto agli allora ministri Di Pietro, Prodi e  Matteoli, ha ribadito una volta di più “Quest’opera non s’ha da fare” ben sapendo che i ministri cambiano ma i restano.

Ulteriori obiezioni dei sindaci hanno riguardato le infiltrazioni mafiose e infine è stata avanzata la richiesta di incontrare Renzi.

, consigliere regionale 5S, a fine incontro ha poi dichiarato: “La mia impressione è che la politica non abbia ancora trovato il modo di giustificare la rinuncia all’opera. L’irragionevolezza della scelta di proseguire è ormai evidente, ma ancora non si è  trovata la giusta motivazione che potrebbe giustificare la rinuncia senza ammettere che si sono commessi errori che sicuramente hanno portato danno ai cittadini. Lo spacchettamento dei finanziamenti inoltre è un’ipotesi molto pericolosa, che genera ulteriore incertezza e preannuncia una ‘navigazione a vista’ che non si addice assolutamente alla gestione di una grande opera e che serve unicamente a nascondere la mancanza di fondi.”

Il “convitato di pietra” suo malgrado all’incontro romano, Marco Scibona, ha diffuso in giornata un comunicato con il suo giudizio critico preoccupato: “L’affermazione di Lupi sull’irreversibilità dell’opera – ci dice– rispecchia esattamente la continuità con i precedenti ministri. Nessuno si aspettava nulla di diverso e credo anche che il ministero  non  sperasse in un avvicinamento delle diverse posizioni in campo. La risposta, però, risulta indicativa del livello di conoscenza dello stato di avanzamento del lavoro, infatti  il concetto espresso dal ministro cozza clamorosamente con la reale situazione di avanzamento lavori”.

L’ipotesi che si voglia procedere malgrado il frazionamento eventuale dei finanziamenti genera la preoccupazione prevalente di trovarsi in casa una Salerno-Reggio Calabria, una cantierizzazione infinita nel tempo, che procede a sprazzi parallelamente alle disponibilità economiche. Perchè una cosa è sempre più lampante: dell’opera non importa niente a nessuno. Tutte le belle parole di un tempo (progresso, Europa, strategico, crescita, interesse del Paese…) sono svanite. L’importante sono i soldi e non darla vinta ai valsusini. Bisognerà aiutarli – dice Plano – a trovare una formula che salvi loro la faccia. E allora forse molleranno“.

B.D., F.S. 23.1.15