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Tav va ora in onda Balle Spaziali

Ci sarebbe quasi da ridere, se non fossero in gioco i nostri soldi e il nostro futuro. Le balle raccontate in questi mesi sono diventate una sit com sul Tav, insultano la nostra intelligenza.

Manifestazione No Tav 8 dic 18 - crediti Notav.info

di Davide Amerio. 

Prendete i pop corn e una bevanda, trasmettono (da mesi) Balle Spaziali Show. Assolutamente da non perdere.

Sul TAV raccontare balle, bufale, storielle, tutto quel campionario di fandonie che viene oggi classificato come “fake news”, è diventato, praticamente, uno sport nazionale. Il podio è conteso tra giornalisti main stream, politici, e alcuni imprenditori di quella cerchia molto sensibile ai fiumi di denaro che piovono a seguito di certi appalti.

Non esistono medaglie d’oro o di argento; solamente quelle di bronzo: lo stesso materiale di cui è lastricata la faccia dei narratori di queste storie.

Nell’ultimo mese, a si sono confrontate, a distanza, due piazze. Una promossa dalle note “” dei circoli della borghesia torinese, l’altra dal variegato popolo , che da quasi trent’anni di oppone alla realizzazione delle linea Alta Velocità Torino-Lione.

Le presenze in piazza, l’8 dicembre scorso, del mondo No Tav, hanno sovrastato in termini numerici quella delle madamine; ma questo, in fondo, importa relativamente. La materia è giustamente opinabile, ciascuno può avere una propria opinione. L’uso di queste però, ha senso, e significato, se sono suffragate da qualche dato reale. Ho già illustrato, in altri articoli, alcune delle argomentazioni principali che giustificano la richiesta dello stop ai “lavori” in corso. Non mi ripeterò dunque.

I racconti farlocchi.

Vale la pena invece sottolineare alcune chicche offerte in questi ultimi mesi, dai sostenitori della linea, allor quando sono diventati consapevoli che l’ipotesi di blocco, da parte del governo, non è mai stata così concreta. Recentemente ho partecipato a una trasmissione via web, nella quale si è parlato di Tav e di risvolti economici, e ho avuto modo di valutare da vicino quanta poca conoscenza ci sia sulla questione. Ancora ieri mi è capitato per caso di ascoltare un mega spot di rainews24 pro Tav, con dovizia di interviste a Telt (azienda francese appaltante dei lavori), nonché a qualche imprenditore locale.

La più gustosa – di queste perle,- racconta che la sospensione dei lavori provocherebbe penali comminate da parte dell’Europa, che perderemmo i finanziamenti per costruire la linea, che tutta la parte della linea e del già costruito andrebbero persi…

In merito voglio darvi una notizia bomba. Ma prima è meglio vi accomodiate su una sedia, un divano, per stare più comodi. Accompagnate la lettura con un cordiale, un gin, qualcosa di forte. Se siete astemi, meglio acqua e bicarbonato. Se siete cardiopatici, assicuratevi di avere la bombola dell’ossigeno a portata di mano. Declino ogni eventuale responsabilità per il vostro stato di salute successivo.

La notizia è questa: per quanto concerne il Tav/Tac Torino-Lione ad Alta Velocità, NON è stato costruito un solo centimetro della linea… BOOOM!

Ecco, ve l’ho detto. Vi chiederete come sia possibile, come mai in televisione mostrano con orgoglio la mega talpa che sta scavando il buco nella montagna e tutte le altre belle notizie sulla velocità di realizzazione del tunnel, il tripudio delle classi operaie, etc etc.

Funziona così: vi fanno vedere la talpa che scava ma non vi raccontano che, sino ad oggi, i buchi scavati (in Italia e in Framcia) sono semplicemente dei tunnel geognostici di esplorazione. Per dirla tutta, quello francese è piuttosto in linea con il tracciato della ipotetica linea, quello italiano è invece in discesa e perpendicolare alla stessa, quindi non potrebbe mai diventare parte della linea futura.

I Tunnel nella montagna.

Questi tunnel hanno solamente lo scopo di effettuare esplorazioni geologiche, idrogeologiche e geomeccaniche. Sono tunnel di studio, e sono finanziati in quanto tali dall’UE, per una quota del 50% (art. 10 regolamento UE n. 1316/2013), e per una quota del 40% nella parte transfrontaliera. Non esiste da nessuna parte la costruzione della linea definitiva. Se così fosse, saremmo di fronte ad una truffa ai danni dell’UE.

Ma l’ingordigia di certi politici e di certi imprenditori, non si ferma di fronte a nulla, quindi anche gli “spiccioli” fanno comodo. Ecco perché negli ultimi mesi abbiamo assistito a questo fuoco di batteria nei confronti dei No Tav. Per alcuni è di vitale importanza mantenere in vita dei cantieri per far arrivare finanziamenti dall’unione europea.

L’elenco delle primizie potrebbe continuare per pagine e pagine; sulla questione Tav sono stati scritti centinaia di libri documentando la sua inutilità. In realtà se facessimo un reale esame dei costi della in tutta Italia, considerando anche i danni ambientali, i maggiori costi, la corruzione e le malversazioni, il quadro sarebbe già sconfortante di per sè.

Ci sono in ballo miliardi di euro a debito che graverebbero sulle nostre già malconce finanze. Perché quando vi raccontano, come fa (attuale presidente della ), che ci sarebbero “investori” pronti a metterci dei soldi… provate a chiedergli l’elenco (nomi e cognomi) di tutti questi “privati” disposti a finanziare il Tav Torino-Lione, e le cifre che sono disposti a mettere sul tavolo. E vediamo quanti altri “capitani coraggiosi” ci sono in circolazione!

Si dimenticano di dirvi che la Francia ha già deciso che della Torino-Lione se ne occuperà dopo il 2030, avendo in agenda altre priorità sui trasporti; che il tunnel di base transfrontaliero è per il 60% in territorio francese, ma, i nostri governanti – che dovrebbero tutelare l’interesse degli italiani,- hanno sottoscritto accordi che prevedono il maggior costo ricada sull’Italia.

Quando sentite imprenditori affermare che abbiamo urgenza di aggiornare la nostra rete di trasporti per aiutare le imprese, provate a chiedergli come è possibile farlo con un’opera che vedrà la luce tra 20 anni e che inciderà, come il resto della AV italiana, sul per decenni a venire (proprio quel debito di cui raccontano, sempre gli stessi, che dovremmo diminuire). E domandatevi se, stante l’attuale livello di avanzamento della tecnologia e della scienza in genere, ha senso realizzare un’opera pensata venti anni fa e che ne richiede, da oggi, altrettanti per essere realizzata.

Un opera fuori tempo.

Per concludere: davvero non avremmo lavori, opere medio piccole, urgenti, necessarie, da qui ai prossimi 10/15 anni, con i quali ristrutturare questo disastrato paese venendo incontro alle necessità delle persone (nella vita di tutti i giorni, come accade per i milioni di pendolari) e financo alle imprese (sotto il profilo logistico e di servizi)? Non abbiamo forse sott’occhio disastri che si susseguono ogni volta che piove? Non abbiamo forse ancora delle persone che abitano nei container dopo i terremoti di anni or sono? Non ci sarebbero lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria da fare nelle scuole, i cui pezzi cadono sulle teste dei nostri figli? Non abbiamo forse linee ferroviarie locali in condizioni fatiscenti che meriterebbero di essere rivaluate? Etc Etc

Crescita e sviluppo sono parole vuote, se non sono declinate in aspetti concreti e davvero utili.

Uno sguardo alla situazione e ai costi del MOSE veneziano (l’altra grande opera a lungo decantata), consiglierebbero maggior cautela e minor frenesia nella destinazione dei soldi pubblici. Meno propensione al gigantismo, ma umile attenzione alle necessità quotidiane.

Un discorso a parte merita la questione del Terzo Valico; su questo mi limito a ricordare quanto scrissi a suo tempo:

In questi giorni la dichiarazione dell’ex direttore del Cociv (manager del cantiere ligure del terzo valico) dovrebbe farci riflettere. Ettore Pagani, nell’ambito di una inchiesta della Guardia di Finanza sui lavori del Tav sul terzo valico, inchiesta che si occupa di verificare la presenza di amianto nel materiale scavato nei cantieri, è stato intercettato mentre dichiarava che non c’era di che preoccuparsi (per le indagini in corso), in quanto la malattia, provocata da chi respira amianto (mesotelioma pleurico), non si sarebbe manifestata prima dei trent’anni.

Stiano ben attenti i Cinque Stelle che le ragioni di opportunismo politico non facciano loro dimenticare i fondamenti per cui hanno ottenuto così tanta fiducia: potrebbe presentarsi loro un prezzo molto alto da pagare, e molto prima di quanto possano immaginare.

(D.A. 20.12.18)

Pubblicato anche su Scenarieconomici.it