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Teli bianchi ai Forconi

Contro le violenze dei giorni scorsi per le strade di Torino nasce Teli bianchi. Cittadini e associazioni autoconvocati per rispondere alla paura.

Con il motto “Contro le violenze dei forconi appendiamo un telo bianco ai nostri balconi” si costituisce questa comunità di cittadini e associazioni, sindacati e movimenti che si riuniscono sotto il nome Teli bianchi. Un telo bianco disteso alla finestra o a un balcone è ormai da tempo un simbolo contro la violenza. “Manifestare dissenso non significa ricorrere alla violenza. Un telo bianco contro ogni abuso, ogni minaccia, a favore dei diritti e della libertà di tutti” si legge sulla pagina Facebook che raduna velocemente le prime adesioni, ormai un migliaio in un paio di giorni.

Quando ormai anche i si interrogano sull’appeal che la loro protesta ha suscitato nella cittadinanza alle allarmanti voci di comportamenti  squadristi, davanti a Palazzo di Città si convocano a sera i Teli bianchi. Quattro ragazze tendono appunto un telo, sopra volantini stampati di fresco, a fianco prende la parola chi vuole, e sono in diversi ad avvicendarsi nel freddo pungente.

1483124_549042268511630_1480538244_nTina si presenta all’assemblea: “Io non posso dialogare con chi vuole uscire dall’euro per tornare alla lira. Così! Poi leggo dai comunicati che questi vogliono mandare tutti a casa… bene!, e poi?, vogliono mettere al governo un militare. Io con gente così non posso scendere in piazza”. Applausi.

Prende il microfono un commerciante di via Pietro Micca, dove di cortei ne ha visti tanti sfilare, “tanti ai quali avrei anche partecipato e tanti altri no”. Ma di una cosa è certo: non c’è possibilità di dialogo con chi fa paura. “Io lunedì parlavo con i miei vicini e ci chiedevamo se aprire o no. Avevamo paura. È stato gettato il seme della paura” dice. E si è sentito solo, lasciato solo dalla Prefettura, perché di Polizia in giro non se ne vedeva.

Guillermo ha la voce rotta, è argentino, commerciante. È emozionato non per la folla ma perché ripensa al suo paese e a come è stato facile per i militari prendere il potere e tenerselo tra mille soprusi, torture e massacri. Gli trema la voce: “Non ce l’ho con i militari – e svolge lo sguardo attorno, la piazza del municipio blindata da blindati – ma quando sento parlare di militari al governo…”

58_Teli bianchi ai ForconiPiù deciso è Fabrizio, “Ci sono state un sacco di violenze in città, eppure ci abbiamo messo tre giorni a reagire. Noi non siamo estremisti come i No Tav. Per me uno che si comporta da squadrista è uno squadrista. Pensiamo a che cosa è successo al municipio di Nichelino: quattro bombe carta che hanno fatto saltare le finestre con la gente dentro; le scuole chiuse!”

Poi è la volta di Gabriella, anch’essa commerciante e impegnata nella lotta contro la privatizzazione dei mezzi pubblici. Vive in piazza Derna, una piazza occupata per giorni interi dove è stata obbligata a code interminabili per rincasare e dove ha visto macchine prese a calci, gente insultata perché non voleva fermarsi a protestare. “Ma la rivoluzione non si fa in un giorno” dice alzando il tono della voce e scostando sopra la spalla i lunghi capelli castani. “Sapete che cos’è la Cassa Depositi e Prestiti? È quella che ci sta impoverendo sempre di più sul piano dei beni comuni. La rivoluzione non la si fa nei centri commerciali, la si fa tutti i giorni. E questi [i Forconi] non li senti parlare di abbattere le tasse, di una tassazione più equa, della fine della evasione e della disoccupazione. Che cosa vogliono? Mandarli a casa. E poi?”

Federico guarda in alto, come ispirato, e con voce ferma ricorda che “Siamo solo persone che cercano di organizzarsi contro la violenza”. La misura è ormai colma però l’entusiasmo e la spontaneità non bastano. Ci vuole un’organizzazione con un servizio d’ordine, che sappia far rispettare le decisioni prese dall’organizzazione stessa, senza aver bisogno di chiamare la Polizia, e che agisca ancor prima di chiamare la Polizia. “Bisogna allontanare i facinorosi. I media stanno dipingendo queste manifestazioni soltanto attraverso le azioni violente, come manifestazioni fasciste. Ma non ci sono solo loro. Basta un gruppo di facinorosi perché i contenuti passino in secondo piano, per essere tacciati di violenti, come è successo ai No Tav. La nostra Costituzione è antifascista, è quella che ci hanno regalato i nostri nonni partigiani ed è quella che dobbiamo difendere. Ma non è sufficiente un’azione spontanea. Ci vuole una risposta politica”.

Teli bianchiAttorno, tra la gente, si intravedono su lati opposti Giampiero Leo e Ilda Curti. Federico agita la zazzera mentre discorre con un compunto ascoltatore e gli chiediamo lumi sull’area di provenienza dell’iniziativa, se ha alle spalle una definizione più schietta e individuabile. No. Ripete quel che diverse volte è passato attraverso il megafono: è gente stufa delle violenze. Si deve protestare senza violenza. Gli ricordiamo che però i media son spinti da interessi economici che orientano le loro espressioni, visto che il movimento No Tav è stato nella serata nominato più volte. “Sì, ma i No Tav dovevano dissociarsi dalla violenza”. Gli ricordiamo le violenze subite, la fronda che gli si agita contro compatta dai media alla procura, la pericolosa eventualità che facilmente i movimenti si frantumino proprio sotto la divisione tra buoni e cattivi tanto caro alla stampa con cui si forma l’opinione pubblica. “No – risponde Federico convinto. – Se io vado da uno e gli dico ‘Vieni a manifestare con noi’ questo deve sapere che non siamo violenti, gli dobbiamo provare che non siamo violenti. E noi non siamo No Tav, anarchici o fascisti che spaccano le vetrine. Noi siamo gente civile”.

Tutto chiaro.

Appuntamento in piazza Vittorio Veneto sabato 14 dicembre alle 9,30 per dire basta alle violenze dei Forconi, di altre non s’è parlato.

Perché se fan passare di Sandro Pertini il motto “Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre” – parola di Forconi; Sandro Pertini avrebbe invece detto: “Non può esserci libertà senza giustizia sociale e non può esserci giustizia sociale senza libertà” – parola di Teli bianchi.

M.B. 12.12.13