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Terzo valico, l’inutile opera inquinerà le falde acquifere?

Falde acquifere, la possibile tragedia potrebbe colpire a distanza di trent'anni. Le opere inutili sono anche quelle meno sorvegliate.

di Tino Balduzzi

Che lo scavo del servisse a tutt’altro è apparso chiaro quando si è visto che, benché approvato nel 2006, il è partito solo nel 2012. Sei anni impiegati a spostare da una cava (e da una tasca) ad un’altra circa 3/4 delle terre da scavo, e anche a progettare discariche. Il ora è un inutile ma enorme movimento terra. E quindi un’occasione di copertura di rifiuti interrati in precedenza (come nella cava Castello Armellino tra Sale e Tortona) e un’occasione, molto redditizia, per smaltire altri rifiuti. Magari facendo delle discariche a fianco delle cave per facilitarne l’accesso a tutte le ore, giorno e notte (come potrebbe avvenire a Sezzadio e a Spinetta Marengo).

Ma a seguito di ciò il Terzo Valico è diventato anche un danno alle , spesso rilevato troppo tardi a causa dalla lentezza del movimento dell’acqua di falda. Danno apparso più grave con l’uscita, nel 2009, di una pubblicazione sulle riserve acquifere profonde del Piemonte, in cui i geologi hanno identificato 3 grandi “serbatoi” in profondità: ( www.regione.piemonte.it/ambiente/acqua/dwd/documentazione/testo_idrostat.pdf) nell’alessandrino, nel cuneese e nel vercellese.

Con notevole mira le cave del Terzo Valico hanno centrato la riserva alessandrina, e le cave della Torino-Lione la riserva vercellese. Questo si intreccia con la storia delle migliaia di pozzi (in maggioranza mai denunciati) che portano l’ dalle falde superficiali alle falde profonde e che andrebbero subito sistemati (per legge entro il 2016) a spese dei proprietari (da 10 a 30mila euro a pozzo). Una cosa che non avverrà mai senza una sanatoria e un bel po’ di miliardi di euro da parte dello Stato (che invece li regala alla corruzione che gira attorno ai tunnel). Questo però cambia le cose. Perché all’aleatorietà del pericolo amianto, presente nelle montagne scavate, si aggiunge la forte probabilità che case e terreni crollino di valore per l’impossibilità di coltivare e allevare animali a causa delle falde acquifere inquinate.

E’ quindi il momento di muoversi, pensando alle generazioni che verranno, e spiegando ai sindaci che non si scambia il futuro con quattro rotonde. E magari evitando fuorvianti discussioni sul , perché quei tunnel non riguardano l’alta velocità ma il trasporto merci, e le due cose sono incompatibili. I treni merci (che non superano i 120km/h) pesano anche 2000 tonnellate, e metterli su binari fatti per far viaggiare a 300km/h treni da 500 tonnellate equivale ad aprire la pista di Monza ai Tir.

T.B. 22.3.15