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Torino: la nuova giunta comunale 5 Stelle scivola sui No Tav.

Il Consiglio Comunale di Torino rilascia un comunicato stampa sulle recenti manifestazioni presso il cantiere di Chiomonte e ringrazia le Forze dell'Ordine. Perplessità e considerazioni di un errore politico.

di Davide Amerio.

Il Consiglio comunale di (con probabile consenso della Giunta) esordisce con un comunicato stampa , letto in Consiglio dal presidente Fabio Versaci, con il quale è stata espressa una condanna alle “violenze” dei giorni scorsi presso il cantiere di ; comunicato ripreso e commentato dal sito .info.

Un comunicato di circostanza, probabilmente estorto alla neo sindaca dalle opposizioni che hanno voluto “vendicare” la dichiarata posizione delle nuova giunta torinese cercando di mettere da subito in difficoltà i Cinque Stelle che hanno spodestato il PD di Fassino.

La circostanza non costituisce però un attenuante. Quanto accaduto alcune sere or sono al cantiere è “normale” amministrazione da parecchio tempo, per chi conosce la Valle di . Occupazione militare del territorio, difesa armata di un cantiere definito a termine di legge “strategico”. Conflitti “simbolici”, azioni di disturbo, tra manifestanti e forze dell’ordine: fuochi artificiali notturni contro manganelli, gas lacrimogeni sparati contro le persone, pompe d’acqua, arresti, accuse di terrorismo. Non ostante la Cassazione abbia smontato la teoria del terrorismo, tanto cara alla Procura di Torino, ogni sussulto No è passabile attraverso il codice penale. Nelle Università di Antropologia del mondo stanno ancora ridendo per la barzelletta che si racconta: una studentessa scrive una tesi sui No dopo aver frequentato la Valle e alcune manifestazioni come osservatrice; nella stesura della tesi utilizza il “noi” per indicare l’insieme dei partecipanti (lei compresa, come osservatrice) alle proteste e viene così condannata per concorso “morale”. Solo che non è una barzelletta.

Siamo circondati dalla violenza su molti fronti all’interno di una società sempre più complessa e sempre più lontana dai reali bisogni delle persone. L’atteggiamento tipico del politico nostrano, di fronte a questi fenomeni, è la “condanna”. Condannare la violenza fa “figo e impegna poco”, come si diceva una volta. Per capire realmente ciò che accade bisognerebbe entrare nel merito delle questioni e comprendere le origini della “violenza” – se di vera violenza si tratta. Proprio perché è molto semplicistico e banale, ed è una tecnica cui i nostri politici di professione sono molto affezionati, il comunicato stampa emesso dalla Giunta di Torino ha il sapore amaro della superficialità. La “violenza” germoglia favorevolmente sul terreno della menzogna. E in Italia di menzogna c’è né tanta; con le bugie sul Tav si possono scrivere enciclopedie sulla falsità.

L’ideale del manifestante, per i nostri politici, è quello che sfila per le strade con la sua bella bandierina, gli striscioni, gli slogan, con calma ed educazione, senza disturbare. Poi deve tornare a casetta sua e fare il bravo e non rompere più le scatole. Ha manifestato le sue opinioni – nel rispetto della Legge-, e di queste sue opinioni i politici se ne fregheranno. Ma guai se, ad un certo punto, il popolo si stanca di essere preso in giro: dopo anni trascorsi a spiegare, illustrare, dimostrare, confutare le tesi dei proponenti, non è concesso a nessuno di spazientirsi.

Di quale violenza stiamo parlando? O piuttosto, di quale dovremmo parlare? La solidarietà alle Forze dell’Ordine senza riconoscere i pericolosi torti delle stesse e le violenze perpetrate in questi anni su inermi cittadini e le offese fisiche, permanenti, su alcuni manifestanti (una realtà che la politica, e la Procura, hanno continuato a ignorare) crea un pessimo precedente. Quel comunicato stampa avvalora questo stato di cose e impedisce di discernere davvero chi compie il proprio dovere e chi abusa del potere concessogli per Legge.

Le tesi sulla violenza No Tav sono argomentazioni “circolari” chiuse: perché sono violenti? Perché praticano la violenza… ma perché praticano la violenza? Perché sono violenti. Una classica fallacia argomentativa. E l’argomento si basa su una falsità di fondo: il movimento No Tav non è “violento”! nasce e cresce come movimento pacifico; solamente negli ultimi anni è stato dichiarato il cambio di strategia nella protesta con il passaggio ad azioni di “disturbo” o “sabotaggio” che volutamente vengo spacciate, impropriamente e strumentalmente, per violenze.

Se la nuova giunta voleva intervenire sull’argomento avrebbe dovuto entrare nel merito dei fatti ma, sopra tutto, della storia della e dei No Tav Si è persa l’occasione di impedire la banalizzazione del tema della “violenza” – presunta- e delle contestazioni; di parlare finalmente della esasperazione che vive la Valle e, questo si, anche le stesse Forze dell’Ordine inviate a fronteggiare un popolo che non le vuole e che le subisce come truppe di occupazione militare; perché questo rappresentano. Forze in divisa cui viene raccontata la balla di un territorio abitato da forsennati e pericolosi terroristi per motivarne l’aggressività.

Si sarebbe dovuto puntare il dito sull’origine della “violenza e dell’esasperazione” e sui veri responsabili: quei politici prepotenti e arroganti che sperperano miliardi di denaro pubblico in combutta con la malavita organizzata. Ogni giorno abbiamo dimostrazione delle connivenze criminali sulle spalle dei cittadini. Ogni santo giorno. La storia del Tav in Val Susa è costellato da atti illegali e criminali.

Quanto deve essere grande lo spirito di sopportazione di una popolazione? Quanto possono reggere le menzogne? Quanto danno morale, ambientale, fisico, economico producono queste bugie?

Si è persa un’occasione per gettare un faro di luce sulle tenebre degli affarismi e delle strategie politiche che ruotano intorno al “Sistema Tav”. Proprio a partire da una città strategica com’è Torino e dalle responsabilità della classe politica che l’ha governata negli ultimi decenni. Ci sarebbe stato molto da dire, evitando la banalità cerimoniosa che ha lasciato molto interdetti e seminato perplessità. Peccato davvero.

(D.A. 19.07.16)