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TRASPORTI NUCLEARI (II parte) Parliamone con… Mario Actis*

treno_scorieI rappresentano l’eredità della nostra esperienza nucleare pregressa. Le scorie, ovvero, le barre esauste del combustibile nucleare, vengono portate a La Hague per il riprocessamento, per separare uranio e plutonio.

La pericolosità della movimentazione di questo materiale si manifesta già sin dalla sua prima fase di trasferimento dalle vasche di contenimento a Saluggia sui vagoni speciali, i Castor. Ma come più volte detto, i rischi di un incidente ferroviario lungo i 300 km tra Saluggia e La Hague si moltiplicano, così si moltiplicano ora i rischi di un attacco terroristico. Se, come previsto, uno dei dodici convogli partirà a metà maggio, all’indomani dell’attentato di Boston e in un momento in cui l’allarme per i punti sensibili è massimo.
Enrico Fermi, Caorso, Garigliano sono alcune delle ex centrali dove ancora restano stoccate le scorie radioattive, per tacere dei ben più conosciuti depositi di Saluggia, Trino o di Bosco Marengo: oltre l’80% delle scorie radioattive italiane sono depositate in Piemonte. Duecentotrentacinque tonnellate di scorie esauste da trasportare in Francia, dove vengono riprocessate e dove dovrebbero restare uranio e plutonio, per usi civili e militari. Il condizionale è però d’obbligo dal momento che la Francia si riserva di decidere se tenere uranio e plutonio o rimetterli, in tutto o in parte, a disposizione dell’Italia. Entro il 2025 il nostro paese, uscito con due referendum dall’esperienza nucleare, si ritroverà con  tanto materiale radioattivo utilizzabile a cui trovare un nuovo stoccaggio, a meno che nel frattempo qualcuno non sia riuscito ad aggirare i referendum. Un problema soltanto rimandato di una decina d’anni, naturalmente a un costo che pesa sulle casse dello Stato.

*Presidente di Legambiente Val di Susa

a Intervista a Mario Actis