Notizie Flash

TRASPORTI NUCLEARI (VI parte) Parliamone con… Tarcisio Bruno*

images6L’informazione, in caso di incidente nucleare è ciò che può salvare la vita, o quantomeno predisporre ad arginare i danni alle persone. Ma l’informazione dipende da chi la gestisce, da come la usa, da quali dati vengono resi pubblici.

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per esempio produce studi sugli effetti di un incidente nucleare, o anche soltanto gli effetti della normale presenza di una centrale nucleare attiva e funzionante, ma i suoi dati dipendono dalla Iea (Agenzia internazionale per l’energia atomica). Dopo l’incidente di Chernobyl quindi, l’Oms parlò di 4000 decessi direttamente correlati all’esplosione, ma altre fonti dichiararono cifre diverse che andavano dai 10 alle 15.000.

Ma Chernobyl è emblematico anche per quanto riguarda il perdurare degli effetti di un incidente nucleare, dal momento che le radiazioni permangono nel terreno, nella vegetazione, nelle acque ferme, come nelle falde acquifere. Il risultato è un inquinamento radiattivo che percorre tutta la catena alimentare sino all’uomo, che finisce per non potersi sottrarre mai ai danni prodotti alla sua salute, addirittura rigenerandoli. Basti pensare che in bambini bielorussi di aree distanti tra i 150 e i 175 da Chernobyl, i tumori alla tiroide sono aumentati tra il 1986 e il 2007 del 40%. E non si tratta di persone direttamente coinvolte nella zona dell’incidente come quei 350.000 che tra il 1986 e l’anno successivo assorbirono una quantità tale di radiazioni pari a quelle di 1000 lastre toraciche.

Il problema dunque, oltre al danno immediato, è la permanenza di materiale radioattivo nel cibo – latte, pane, verdure, carni, pesce –, in tutti gli alimenti contenenti Cesio 137 quotidianamente ingeriti da quelle popolazioni. Ma le centrali nucleari, anche se a pieno regime e “sicure” non restano comunque inerti: studi effettuati in Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, hanno messo in rilievo aumenti significativi di tumore alla tiroide nelle zone circostanti le centrali.

E inerti non sono neppure i vagoni Castor che trasportano materiale radioattivo. Sicuri, sì, ma fino a un certo punto, poiché il materiale che trasportano resta pur sempre materiale attivo, radioattivo e in grado di contaminare il terreno e i territori in cui malauguratamente dovesse sversare in seguito a incidente o ad attentato.

* Dottor Tarcisio Bruno, presidente “Gruppo Solidarietà Valle Susa”.

Qui il video

Bruno Tarcisio