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TTIP alcune cose da sapere sugli accordi (Greenpace)

Greenpeace Olanda ha pubblicato a inizio maggio dei documenti segreti riguardanti le trattative del TTIP, il controverso accordo commerciale tra Stati Uniti ed Unione europea che avrebbe gravi ripercussioni per l’ambiente e per oltre 800 milioni di cittadini. Li avete persi? Vi state chiedendo come il Trattato possa colpirvi? Allora continuate a leggere.

  1. 1.   Cos’è il TTIP?

Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership-TTIP) è un accordo commerciale in discussione tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, le cui trattative sono state tenute segrete per anni e le cui ripercussioni sarebbero enormi. Il trattato interessa circa metà del Pil mondiale, un terzo del flusso commerciale globale, e più o meno tutti i settori dell’economia – dall’agricoltura al tessile, dall’informatica alle auto.

2. Cosa farà in pratica il TTIP?

L’obiettivo è quello di eliminare le cosiddette “barriere” al commercio. Alcune di queste, le cosiddette “barriere non tariffarie” includono standard sanitari e di sicurezza, norme relative all’etichettatura, o alla tutela dell’ambiente. Ma il TTIP potrebbe alterare o eliminare questi standard.

3. Avere prodotti più economici non sarebbe un vantaggio?

A prima vista potrebbe sembrare di sì, ma si ha ciò che si paga.

Per esempio, l’Ue non permette le importazioni dagli Stati Uniti di carne proveniente da animali trattati con ormoni della crescita, perché questa pratica è stata collegata a casi di cancro o altri problemi di salute. Ma l’industria agroalimentare americana vede queste restrizioni come barriere al commercio. Questo significa inoltre che il TTIP potrebbe potenzialmente permettere l’accesso in Europa di molti più prodotti geneticamente modificati, e i cittadini potrebbero presto trovarsi a mangiare frutta e verdura ricca di pesticidi, carne da maiali e bovini trattati con ormoni della crescita, o polli trattati con cloro. Nel frattempo, i produttori europei sarebbero svantaggiati dalla presenza di prodotti più economici importati dagli Stati Uniti.

4. Cosa c’è di sbagliato nello sciacquare i polli in acqua e cloro?

Questa pratica presenta rischi per la salute. Negli Stati Uniti la carne viene trattata spesso anche con antibiotici, che a loro volta possono avere conseguenze per la salute e l’ambiente. 

5. Questo è veramente allarmante. C’è anche altro di cui preoccuparsi?

Dal punto di vista ambientale e della tutela del consumatore, sono quattro gli aspetti più preoccupanti.

I. Il profitto prima delle persone

In nessuno dei documenti del TTIP pubblicati da Greenpeace Olanda si fa riferimento a regolamentazioni di tutela ambientale acquisite, come per esempio le “Eccezioni generali” – questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO) permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”. L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.

II. Con il TTIP sarà più difficile difenderci dai cambiamenti climatici

Ricordate quando a Parigi l’anno scorso i leader mondiali hanno riconosciuto la necessità di contenere l’aumento delle temperature sotto la soglia di 1,5 gradi Celsius? Beh, allora il commercio non dovrebbe essere escluso dalle azioni volte a proteggere il clima. Tuttavia, nei documenti pubblicati da Greenpeace Olanda non c’è nulla che indichi supporto per la protezione del clima. Per esempio, la proposta commerciale escluderebbe qualsiasi regolamentazione sull’importazione di combustibili ad alta emissione di CO2 come il petrolio proveniente da sabbie bituminose.

III. Gestire i rischi invece di prevenirli

Evitare un rischio è di gran lunga più conveniente che gestirlo, giusto? Nel 2000 la Commissione europea ha adottato il “principio di precauzione”, che obbliga un produttore a dimostrare che un prodotto è sicuro. Ma nei documenti del TTIP non si menziona affatto il “principio di precauzione”, ma solamente la richiesta da parte degli Stati Uniti di adottare un approccio “basato sui rischi”. Quindi se i legislatori europei dovessero avere dubbi su, per esempio, un pesticida controverso e volessero applicare misure preventive, questo approccio potrebbe essere impedito dall’assenza del principio di precauzione.

IV. Le grandi compagnie ottengono ciò che vogliono

Cosa succede se si dovesse essere preoccupati per gli impatti del TTIP sull’ambiente e la tutela dei consumatori e si volesse fare qualcosa a proposito? Beh, agire potrebbe essere difficile perché alle grandi aziende viene assicurata una via preferenziale. Nei documenti svelati si parla ripetutamente della necessità di ulteriori consultazioni con l’industria. Così facendo, l’Ue sta garantendo una forte influenza del settore privato, mentre il pubblico è tenuto all’oscuro di tutte le trattative.

6. Mmmhh, questa storia non mi piace affatto. Esiste un’alternativa al TTIP?

Sì. In pratica il problema con il TTIP è che rende il commercio troppo libero, deregolamentando prodotti controversi e rischiosi come gli OGM, sostanze chimiche pericolose o la carne trattata con ormoni. Quello che invece serve è uno sviluppo sostenibile. Servono norme internazionali che puntino a un commercio migliore volto a promuovere il benessere ambientale, sociale e umano.  Le normative internazionali dovrebbero essere democratiche e inclusive. Non dovrebbero garantire un trattamento privilegiato alle multinazionali, ma piuttosto garantire la responsabilità attraverso la protezione dei diritti umani e sociali, e dell’ambiente. Così sarebbe un trattato commerciale migliore, giusto?

Susan Cohen Jehoram è la responsabile della campagna internazionale TTIP di Greenpeace Olanda.

Ci sono molte altre implicazioni e problemi legati al TTIP. Per saperne di più, consulta il sito https://www.ttip-leaks.org/

Domande e risposte sul TTIP

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di greenpeace.org

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