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ULTIMA ORA. I 300 cristiani valsusini scrivono anche a Renzi

Anche a lui chiedono un incontro, " non Virano dentro un cantiere-fortino ma i sindaci e i cittadini nei loro Comuni". E' una vera prova di coraggio che si richiede al premier. Ma con quanta fiducia che possa accadere?

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Palazzo Chigi

 

Caro Presidente,

siamo cristiani della Valle di Susa: giovani e adulti, a vario titolo impegnati nella vita delle nostre comunità e al tempo stesso tutti impegnati nella difesa del nostro territorio e preoccupati del futuro nostro e delle generazioni che verranno.

Recentemente siamo stati molto colpiti dalla tua visita alla Route Nazionale dell’Agesci e dall’appello al coraggio che hai raccolto in quell’occasione, ma anche dalla tua duplice retromarcia sul alla quale siamo stati costretti ad assistere: retromarcia rispetto alle parole da te stesso pronunciate non più di un anno fa sul tema (“un’opera già vecchia e oggi non economicamente sostenibile”) e dalla annunciatissima visita al cantiere di Chiomonte, dove saresti stato costretto ad accorgerti non solo della sonnolenza di una talpa che scava molto molto lentamente, ma anche della pesante militarizzazione del territorio e del massiccio, trasversale, civile ed istituzionale dissenso all’opera.

Proprio a partire da queste due differenti sollecitazioni (il coraggio da una parte, la retromarcia dall’altra) vogliamo provare ancora una volta a raccontarti un pezzo della nostra storia. Per poi proporti un autentico atto di cristiano coraggio.

La nostra è una Valle alpina di grande bellezza, testimone di una storia antichissima, che ha scritto qui molte pagine importanti, lasciandone traccia nel patrimonio d’arte e di cultura di cui oggi andiamo legittimamente fieri. Una Valle che ha saputo risollevarsi dopo ogni invasione, dopo ogni scorreria, dopo ogni saccheggio di cui è stata fatta oggetto nel corso dei millenni. Una Valle che ha agito e non subìto la Guerra di Resistenza, Valle in cui preti partigiani stavano accanto alle Brigate Garibaldi, in cui Ada Gobetti era di casa, in cui ogni paese ha pagato con il sangue la conquista della Libertà e in cui, come scrisse Calamandrei, è stata scritta la Costituzione.

Questa nostra Valle è da oltre 20 anni chiamata a fare i conti con l’avidità di chi, anziché considerare la terra un giardino da coltivare e da proteggere, pretende di trattarla come ricchezza da depredare, violare, sfruttare. Qui da più di due decenni si tenta di imporre, con la forza del denaro e con la forza dei manganelli, una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità (il TAV, che tanto spesso e malamente ha riempito le cronache di questi anni), contro la volontà di un intero territorio, contro il parere di illustri tecnici e contro ogni più elementare norma di buon senso. Quel buon senso che imporrebbe di abbandonare un’opera inutile dal punto di vista strutturale (una moderna, efficiente e sottoutilizzata linea ferroviaria internazionale qui esiste già), insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico e dannosa per la salute dei cittadini (quelle che si vorrebbero bucare sono montagne ricche di amianto e di rocce altamente radioattive…)

La nostra opposizione, ferma ma non violenta, documentata ma non arrogante, civile ma anche politica, fatta di marce, incontri, manifestazioni, feste, convegni, pubblicazioni, libri, lettere, carte bollate, delibere, esposti, appelli ha continuato in tutti questi anni a chiedere autentico ascolto. Ascolto mai ottenuto (perché come più e più volte i nostri Sindaci hanno ribadito, non è certo stato luogo di ascolto autentico l’Osservatorio del Commissario Virano, dal quale infatti sono stati banditi tutti gli Amministratori portatori di voci di dissenso!) e che è stato invece sostituito da aule di tribunali, processi, multe, detenzioni preventive e condanne. Intimidazioni ammantate di legalità, che anziché piegare la nostra resistenza non violenta hanno rafforzato ulteriormente la nostra determinazione.

Noi infatti continuiamo a resistere e al tempo stesso a chiedere di poter confrontare le nostre ragioni con quel Governo, promotore dell’opera, che tu oggi guidi e rappresenti. Ecco perché ci rivolgiamo a te: se davvero non hai paura di confrontarti con gli italiani, così come hai detto nel discorso “dei mille giorni”, se davvero condividi la Carta del Coraggio dei giovani Scouts, se davvero credi che oggi il paese abbia bisogno di una “buona scuola” e di una “sanità sana” e che le uniche, autentiche “grandi opere” sono quelle utili a salvare la pelle delle gente (pensiamo al disastro di Genova, alle tante terre alluvionate, all’Emilia terremotata, all’Aquila non ancora ricostruita…), vienici a trovare. Vieni ad incontrare non il Commissario Virano, dentro un cantiere-fortino, ma i Sindaci e i cittadini nei loro Comuni. Vieni ad ascoltare le ragioni del no, a prendere atto del parere dei tecnici, dei medici, dei docenti universitari, che da anni vengono sistematicamente ignorati.

Sappiamo che per compiere certi passi è necessario avere coraggio, coerenza, libertà.

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha in questi giorni accolto l’esposto che abbiamo presentato, ottenendo ascolto, almeno da loro.

Ma vorremmo che quell’ascolto venisse anche, finalmente, dal Governo italiano.

 

Valle di Susa, novembre 2014.

 

(seguono le 300 firme)