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Umberto Eco e gli “imbecilli” su Internet

Quale significato hanno le parole di Umberto Eco alla conferenza stampa di Torino? Davvero ha detto o inteso quanto viene dichiarato da molti media?

di Davide Amerio.

Le parole di pronunciate a dopo il conferimento della honoris causa in « e Cultura dei media»  hanno sortito l’effetto facilmente immaginabile. Nel momento in cui egli rimarca la presenza di che scrivono sui , tutta la discussione – e la titolazione dei giornali – si concentra sull’equazione = e, ovviamente, i frequentatori della rete reagiscono in malo modo.
Noi che non ci sentiamo toccati dalla definizione di imbecilli (o forse ci illudiamo come fa classicamente l’imbecille di non essere il soggetto del dibattito) e nemmeno “giornalisti” ma semplicemente persone che cercano di fare informazione, ci siamo presi il disturbo di ascoltare tutta l’intervista del professore per capire cosa egli ha davvero detto e porre le osservazioni del caso.

Nell’intervista si intuisce facilmente come le domande dei “giornalisti” siano già rivolte a influire sulle possibili risposte, come osserva bene la dott.sa Govanna Cosenza sul Fatto Quotidiano:

Che senso hanno, per esempio, domande come quelle che gli hanno rivolto a Torino: «Cosa pensa di Twitter, dei social network, di questo flusso continuo, breve, liofilizzato, inarrestabile, confuso, ma praticato da tutti, dal giornalista come da chiunque, tutti opinionisti?»

Come si può osservare nella domanda c’è già un giudizio di valore (breve, confuso, liofilizzato) e la costruzione di un calderone unico nel quale ci si infila dentro tutto. Non manca la stoccata saccente con il distinguo tra il “giornalista” e il “chiunque” dichiarando apertamente la contrarietà al fatto che chiunque possa esprimere un’opinione non essendo qualificato come giornalista (difatti siamo l’unico paese al mondo ad avere un Ordine e siamo al 73° posto nelle classifiche mondiali sulla libertà di informazione).

Umberto Eco inciampa un po’ in questo tranello e porge il fianco ad associazioni di idee che vanno bel oltre le sue dichiarazioni.
Sul fatto che in rete ci siano degli imbecilli che scrivono non ci sono dubbi: la mamma del cretino è sempre incinta – si diceva una volta, – adesso ha pure regalato un Pc al figlio che può porgere le sue “perle” al mondo intero.

Ciò è sicuramente seccante ma, come afferma Gianluca Nicoletti su La Stampa.it:

[…] finalmente possiamo misurarci con il più realistico tasso d’imbecillità di cui da sempre è intrisa l’umanità. Era sin troppo facile per ogni intellettuale, o fabbricatore di pensiero, misurarsi unicamente con il simposio dei suoi affini. Ora, chi vuole afferrare il senso dei tempi che stiamo vivendo è costretto a navigare in un mare ben più procelloso e infestato da corsari, rispetto ai bei tempi in cui questa massa incivilizzabile poteva solo ambire al rango di lettori, spettatori, ascoltatori.

La preoccupazione del semiotico è dunque giustificata. Quando egli asserisce che dovrebbe essere la scuola a insegnare “come filtrare le informazioni di ” non si può che concordare. Se non altro perché la scuola sarebbe costretta ad “usare” internet e questo sarebbe già un bel passo avanti.
Che debbano essere i giornali a controllare la bontà dei siti con il suppporto di “esperti” nella varie materie è argomento ben più opinabile. La credibilità che Eco attribuisce alla carta stampata è di gran lunga superiore di quanto essa meriti o possa ambire. Prova ne siano proprio il livello delle domande poste durante la conferenza stampa. Se l’informazione, per quanto ancora grossolana e imperfetta, ha preso piede in modo diffuso su internet, al netto degli imbecilli di ogni ordine e grado, ciò è proprio dovuto alla perdita di credibilità dei media tradizionali. Televisione compresa.

A lui che è un esperto di comunicazione mi permetto di consigliare la lettura dello studio di Massimo Bonato pubblicato sul sito del Controsservatorio No Tav  che analizza il linguaggio usato dalle principali testate italiane nel trattare l’argomento . Da non dimenticare l’illuminante libro del professor Antonio Calafati “Dove sono le ragioni del Si?” sempre sul Tav e su come le “ragioni del Sì” siano state trattate in modo evanescente sempre dagli stessi giornali (nostro articolo).

Non sarebbe sconveniente, perlomeno per i giornalisti, rileggere Giorgio Bocca e il suo “Il Padrone in redazione” con il quale tentava di spiegare a Eugenio Scalfari che se accetti un “padrone”, come proprietario del giornale, la tua libertà è confinata dentro una gabbia perché un padrone è pur sempre un padrone.

Nell’idea che debba essere la scuola a istruire i giovani per selezionare le informazioni c’è un baco. Se ciò avvenisse significherebbe insegnare loro i fondamenti dell’analisi argomentativa (e non devo certo spiegare io questo a Umberto Eco), uno strumento che armerebbe i giovani di spirito critico utilizzabile in ogni ambito; per esempio con la televisione, la politica, e anche i giornali.
La fallacia di tante argomentazioni quotidianamente profuse come verità rivelate, tanto care ai potentati economici e politici, verrebbe facilmente smascherata. Alla caciara ordinaria della Tv Trash dove, come afferma Eco, viene promosso lo “scemo del villaggio” a tuttologo pret-a-porter, sarebbe necessario sostituire il dibattito serio e rigoroso con il quale molti personaggi, oggi in auge, verrebbero ridimensionati o completamente annullati.
Questo è certamente il sogno di un grande accademico e uomo di cultura (e più modestamente anche il nostro), non certo del sistema politico attuale.
Umberto Eco vede un futuro per i giornali cartacei, idea rafforzata dal fatto che alcuni giganti di internet hanno recentemente acquistato giornali tradizionali. Le considerazioni da fare su questo punto sono:

1- non è detto che obiettivo dell’acquisto non sia proprio la trasformazione di queste testate verso il web.
2- le testate straniere hanno un altro grado di libertà rispetto alle nostre (che devono continuamente essere sovvenzionate con soldi pubblici per stare a galla) e già godono di ottima credibilità
3- molte testate famose hanno un’edizione web da parecchio tempo.

A noi rimane un dubbio: ma i Troll pagati dai partiti per impedire discussioni serie nei forum o nelle pagine dei commenti e il tizio che si è fatto pagare 250mila euro per divulgare ottimismo in favore di Expo2015 sui social media a quale categoria appartengono? A quella degli imbecilli a quella dei troppo furbi o a quella dei paraculi?

(D.A. 14.06.15)