Un anticipo tremendo

Riceviamo e pubblichiamo

notavtorino (1)

Comunicato del presidio No Tav Torino e Cintura  

UN ANTICIPO TREMENDO

Come Sole Come Baleno

Certo bisogna farne di strada… per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni. F. De André

“Terrorismo, collusione con le Brigate Rosse, criminalità organizzata, metodi mafiosi contro le imprese, istigazione a delinquere” questo è il ritratto che i media stanno costruendo negli ultimi mesi del movimento NO TAV. Lo spettacolo inscenato attorno all'invio di una bomba pacco a un giornalista della Stampa, noto per il suo astio contro il movimento, non sembra altro che l’inevitabile ciliegina su una torta confezionata con cura da governo, magistratura torinese e polizia. Entra in scena, oltre al procuratore generale Caselli che non l'ha mai lasciata, persino il presidente della repubblica.

L’apparato, finora inesorabile, formato da media + magistratura + polizia + carcere + benpensanti si scatena con ogni mezzo necessario, e quindi senza esclusione di colpi bassi e bassissimi.
Abbiamo visto di tutto: l’intimidazione ai genitori che portano i figli alle manifestazioni, le accuse ai sindaci NO TAV, il governo parte civile nei processi contro il movimento, la denuncia di “procurato allarme” a chi denuncia illegalità nel cantiere, residuati bellici presentati come ordigni NO TAV. Leggi utilizzate come randelli e a orologeria contro il movimento (l’arresto dopo 7 mesi di 25 attivisti in occasione dell’allargamento del cantiere). Un fiume di fango versato da alcuni specialisti che si sforzano di presentare i NO TAV come “terroristi”. Arresti per episodi insignificanti, come lo sbugiardamento di una giornalista in un corteo. Il linciaggio mediatico e giudiziario degli intellettuali solidali o anche solo non schierati…
Ma purtroppo ci sembra che la misura decisiva debba ancora venire, anche se già ne possiamo intravedere le avvisaglie.
Avrete notato che sulla stampa fanno ripetutamente il conto e la descrizione dei sabotaggi contro le imprese TAV, definendoli attentati terroristici.
Visto che non riescono a piegare una resistenza popolare ormai ultra decennale, non resta altra strada che criminalizzare prima, per poi reprimere duramente. Solo se passa nell’opinione pubblica l’idea che il movimento NO TAV sia un’accozzaglia di delinquenti, Caselli potrà avere finalmente mano libera nel calpestare ogni elementare diritto nei confronti delle persone inquisite.
Per questi motivi non è tollerato nessun tipo di aperta simpatia e condivisione con il movimento NO TAV da parte di esponenti della cultura, che vengono a loro volta indagati e criminalizzati.
Questa campagna presenta forti analogie con quanto è successo a Torino più di 15 anni fa.
Negli anni ’96-’97 una serie di piccoli sabotaggi (incendio di trivella, fucilata al ripetitore, ecc.) erano serviti ad evocare lo spettro del “terrorismo” contro l’allora nascente movimento NO TAV.
L’inchiesta fu condotta da un procuratore di sinistra (amicissimo di Caselli) oggi defunto, Maurizio Laudi. Costui non andò a colpire gli attivisti NO TAV, poiché il movimento all’epoca – sebbene costituisse già una minaccia per il futuro – non preoccupava ancora i rappresentanti degli interessi legati alla linea TAV Torino-Lione. Meglio intimidire per interposta persona. Si scelse quindi un nemico esterno, mettendo in piedi (con l’ausilio determinante dei ROS dei carabinieri e dell’attuale capo della Digos torinese Giuseppe Petronzi) una sgangherata montatura giudiziaria a scapito di tre occupanti di case torinesi: Edoardo Massari detto Baleno, Maria Soledad Rosas semplicemente Sole e Silvano Pelissero unico valsusino.
Questo succedeva nel ‘98 quando un socio di Caselli, il PM Maurizio Laudi, proveniente dalla stessa scuderia dei magistrati “sinistri” che usano il metodo stalinista della calunnia (leggi prove false) del ricatto e dell’infamia come arma politica, dichiarava di possedere “prove granitiche” contro i famigerati “Lupi grigi” autori presunti di una dozzina di “attentati” in Valle, che secondo lui sarebbero stati i tre anarchici della Casa Occupata di Collegno. Come andò la storia è bene che lo sappiano tutti.
Si concluse con la tragica morte in stato di detenzione di Sole e Baleno e il ridimensionamento dell’inchiesta da parte della corte di cassazione di Roma che riconobbe non esservi elementi per ipotizzare reati di tipo terroristico. Solo in seguito a questa sentenza, Silvano – unico sopravvissuto – riacquistò la libertà dopo quattro anni di reclusione.
Le “prove granitiche” si rivelarono una montagna di inconsistenti menzogne, raccattate dai ROS e montate malamente da Laudi, un uomo al servizio dei servizi (segreti). Intanto Sole e Baleno erano stati suicidati in carcere, seppelliti sotto quella montagna di false accuse e Silvano aveva scontato la galera gratis.
I ROS dichiararono cinicamente che a loro bastava che il procedimento arrivasse fino in cassazione. L’importante è lavorare… Per questo noi NO TAV diciamo che c’è lavoro e lavoro.
Anche allora (come oggi) comunissimi petardi vennero presentati dai periti di Laudi e del suo scudiero Marcello Tatangelo come ordigni micidiali. Pino Cacucci in un articolo sul Manifesto scrisse “Inquirenti in perenne crisi d’astinenza d’emergenzialismo, hanno scomodato il terrorismo scambiando petardi per bombe”.
Vediamo con orrore, ma senza grande sorpresa, il potente procuratore generale di Torino ripercorrere e far ripercorrere le stesse tappe del suo compare Laudi. Possiamo persino prefigurare le prossime mosse.
Ricominciamo dall’elenco numerico e descrizione degli attentati riportato incessantemente dai media. A questo si unisce la rimbecillente ripetizione che questi “attentati” sono “terrorismo” “eversione” e come tali devono essere puniti duramente. Inevitabile il richiamo agli “anni di piombo” di cui fu protagonista il procuratore Caselli. Puntualmente viene messo in evidenza l’invito ad alzare il tiro da parte di “brigatisti” in carcere che non hanno mai fatto parte delle BR. E come allora arriva la bomba-pacco che “poteva uccidere” ma che sicuramente demonizza tutta l’area cui viene attribuita.
Come allora qualche sabotaggio è sospetto, ma se c’è la buona volontà si fa di ogni erba un fascio, per farla sembrare grossa. Si confonde volutamente la distruzione di oggetti dannosi con la violenza sulle persone, si sa che in regime capitalista la proprietà è sacra e un generatore vale un poliziotto.
La storia non si ripete e non offre repliche ma ci fa capire che di fronte alla crisi, di fronte all’insubordinazione di massa, di fronte a una resistenza dura, lo Stato usa tutti i mezzi possibili per schiacciare i propri nemici interni. La cosiddetta “legalità” è solo uno specchietto per le allodole, per chi crede alla favola dello Stato garante di tutti i cittadini e non – come sempre – strumento di protezione dei potenti. Se le condizioni storiche lo permettono, allora si possono impunemente cannoneggiare i dimostranti come fece l’esecrando generale sabaudo Bava Beccaris nel 1898. Altrimenti, se siamo di fronte a un contesto internazionale “democratico”, si trama all’interno dello Stato con l’ausilio di servizi segreti, carabinieri, polizia e magistratura. Nulla li può fermare, come insegna la strage di Stato in cui gruppi fascisti, pilotati e protetti dai servizi segreti italiani e americani, uccisero 17 persone attribuendone la colpa agli anarchici. Tutto questo per arrestare il vento di rivolta generalizzata che aveva iniziato a soffiare nel ’68 e per fermare le lotte studentesche operaie e contadine dell’autunno caldo del ’69.
Oggi siamo di fronte a un’altra crisi, non solo economica, ma di rappresentanza delle istituzioni, crisi che non investe ancora tutto il territorio nazionale ma abbraccia un’area importante come la Val Susa e si sta allargando a macchia di leopardo: NO TAV Terzo Valico, NO MUOS, NO F35, ecc. L’esempio valsusino è una minaccia costante per la stabilità del sistema, un faro non solo per l’Italia. Non si tratta più solo di un treno, ma – come ha affermato il ministro dell’interno Alfano al cantiere TAV di Chiomonte – “Qui è in gioco l’autorità dello Stato, che non si farà intimidire… Lo Stato fa lo Stato”.
Il parallelo con la montatura del ’98 continua. Per criminalizzare gli squatter i sociologi ci spiegavano che erano passati dal teppismo al terrorismo. I NO TAV dalla lotta nonviolenta al terrorismo. Terrorismo: è evidente che è questa la parola chiave per denigrare il movimento, il tabù di fronte al quale si può calpestare qualunque libertà. Ma il fango delle parole non basta, neanche fiumi di fango, a distruggere un movimento forte e radicato. Le parole servono solo a preparare l’opinione pubblica, a manipolarne il consenso. Ci vogliono i fatti. A questi ci pensa la magistratura, gli sbirri e le loro prigioni.
Soltanto con una clamorosa raffica di arresti per terrorismo la magistratura potrebbe mettere il suggello che farà diventare vero ciò che è falso. Altrimenti resterebbero solo parole vuote di giornali e televisioni. Magari, come al solito, arresteranno persone estranee ai fatti, basta che abbiano un bel curriculum conforme alle accuse per impersonare il colpevole. Baleno e Silvano, estranei ai fatti addebitati, avevano in comune – oltre alla Casa occupata – anche delle condanne per armi ed esplosivi già frutto di montature. Al potere servono vittime sacrificali per confermare le proprie tesi accusatorie esibite come spettacolo dai media, non di reali colpevoli. A loro basta sbattere qualcuno dentro e tenercelo, e che gli spettatori credano che quello è il colpevole, anche se non lo è. “Se li hanno arrestati qualcosa avranno fatto” dirà il sig. Tuttiquanti.
Quindi è ipotizzabile a breve una nuova montatura giudiziaria ai danni del movimento. Quali saranno le prossime vittime da immolare sull’altare delle lobbies del TAV?
Attraverso possibili arresti per terrorismo, molto più gravi di quelli per gli scontri del 2011, sperano di legittimare eventuali dissociazioni che potrebbero spaccare realmente il movimento. Seguendo l’aureo consiglio di Don Ciotti che già nel ’98 ripeteva “Isolate i violenti” e avanti con la legalità.
Pare che i percorsi della repressione siano già indirizzati sulle stesse rotaie di allora.
IN GUARDIA NO TAV CONTRO LA VIOLENZA DI STATO

Torino, 8 ottobre 2013

no tav torino e cintura sarà dura

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