Notizie Flash

Una brutta abitudine: dire la verità…

Il lavoro è lavoro. Pazienza la salute. Pazienza il territorio. Ma è il progresso, baby!

di Nicoletta Poidimani

Quando ci fu la fuoruscita del triclorofenolo di diossina dall’Icmesa di , il 10 luglio 1976, la notizia venne tenuta nascosta per una settimana. In quell’arco di tempo, i bambini e le bambine continuarono a giocare nei giardini lì intorno, mentre le madri cucinavano i conigli e i polli allevati in cortile, con contorno di verdure dell’orto.

All’epoca abitavo in un piccolo paese limitrofo a Seveso e ricordo, nei mesi successivi, i controlli – a mia madre chiedevano come stessero i nostri gatti… – e le paure; poi, in men che non si dica, la vita riprese come prima e dove c’era l’Icmesa venne creato il “Bosco delle querce”, vennero dato dei risarcimenti e tutto fu messo a tacere. Dicevano solo che, passando sulla superstrada lì davanti, era bene tenere chiusi i finestrini. Negli anni che seguirono, in tutta quella zona i casi di cancro si decuplicarono, ma il tempo trascorso rendeva difficile collegare i fatti tra loro…
D’altra parte ci si ammalava di cancro anche alla Snia e all’Acna, che sorgevano in altri paesi limitrofi a Seveso. Ma erano fabbriche che “davano lavoro” agli operai emigrati dal Sud e messi ad abitare, con le famiglie, in casermoni nei dintorni delle fabbriche. E quando c’è il lavoro c’è tutto, si sa…

Poi magari se tuo padre operaio si ammala di cancro, tu prendi il suo posto: “Sono entrata col cambio col mio papà, che purtroppo aveva un tumore e quindi hanno assunto me”, racconta Stefania De Virgilis, ex operaia all’Ilva di Taranto (1), e aggiunge “Tutti quelli che avevano delle malattie gravi facevano il cambio con un figlio”.
L’Ilva di Taranto è, da questo punto di vista, esemplare. Venne costruita cinquant’anni fa distruggendo centinaia di ettari di campagna coltivata a frutteti e uliveti – venne abbattuto perfino un ulivo secolare che, quando pioveva, poteva dar riparo a dieci persone, raccontano i locali… – e distruggendo completamente l’ecosistema marino. Ma il mito del Pci raccontava che avrebbe fatto diventare Taranto come le grandi città operaie del Nord, e poi “anche le feste dell’Unità erano finanziate dall’Ilva pubblica”. Insomma il mito del lavoro si intrecciava alle “grosse somme di denaro” che “su Taranto sono arrivate a cascata” e “c’era il problema della sicurezza, però, se mi davi dieci lire di più, mi prendevo le dieci lire di più, oppure il passaggio di livello, e non me ne fotteva niente se il fumaiolo menava”. E l’Ilva non è che un esempio tra tanti: si pensi solo ai morti di amianto a Sesto San Giovanni.

Ma non si tratta solo del mantra il lavoro – il lavoro – il lavoro, perché ce n’è anche un altro, altrettanto efficace: il progresso – il progresso – il progresso. Messi insieme ottengono certi effetti nel rincoglionimento di massa che nemmeno l’eroina negli anni ’70-80 è riuscita a sortire! Pensiamo anche solo a come il mito del progresso abbia sdoganato le centrali nucleari; salvo, poi, ritrovarci con Cernobyl in casa a non sapere più quale verdura fosse meno ricoperta di uranio, di stronzio e di cesio… E, non bastassero le varie Cernobyl e Fukushima, ci sono anche gli sversamenti radioattivi dei reattori dimessi, come il Cisam di Pisa; le scorie radioattive che viaggiano in treno da un paese all’altro, ecc. ecc.
Poi ci sono i termovalorizzatori, i rigassificatori, le raffinerie, i gasdotti, le discariche, le cave, gli infiniti cantieri delle grandi opere.

Poidi1

Ma è il progresso, baby! Siamo animali razionali noi, sai? Mica stiamo nel circolo della necessità come tutte le altre bestie, noi! A differenziarci dal resto del regno animale è il regno della libertà, baby! Che vuoi di più?!?

Eh, già, bella libertà… Siamo talmente liberi e libere che se ti permetti di dire la verità sui rischi del lavoro e del progresso, se ti va bene ti danno della matta, se no ti sbattono in galera, e se cerchi di fare qualcosa per sabotare questa macchina di morte ti ritrovi anche con una bella accusa di “terrorismo”. Perché “terrorista” è chi difende la salute e i , non chi li devasta, ovviamente!

E allora stattene zitta e buona una volta per tutte e lasci che il capitale e i suoi servi portino avanti lo sfacelo sotto ai tuoi occhi. Uno sfacelo ad alta velocità!

Ti frana la montagna in testa quando piove? Non ci sono soldi per fermare il dissesto idro-geologico, spiacenti! Dobbiamo fare le grandi opere, mica ‘ste cazzate!
Vivi in mezzo all’amianto? Non ci sono soldi per bonificare, spiacenti! Dobbiamo investire in guerra, mica in salute!
Mangi verdure alla diossina? Respiri polveri dannose? È la selezione naturale! Ma se avanzano dei soldi vedremo di darti un nuovo reparto di oncologia, dove imbottirti di chemioterapie che ingrassano i portafogli delle stesse multinazionali che producono diossina e altre schifezze.

È il profitto, baby! Tu che ne sai? Sei di passaggio sulla terra: è il capitale che deve vivere, eternamente se possibile…

E se proprio non ti vuoi arrendere all’evidenza, ti diamo un contentino: puoi far parte di un comitato che raccoglie le firme per chiedere gentilmente a qualche istituzione preposta di mettere in agenda la questione delle nocività.
Oppure puoi sperare che, quando sarai già morta o moribonda, in qualche tribunale qualcuno decida di aprire un fascicolo su questa o quella fabbrica/produzione di morte/grande opera. E spera di avere ancora un filo di voce, così potrai toglierti la soddisfazione di commentare “L’avevamo detto vent’anni fa…”.

L’importante, baby, è che ora tu te ne stia zitta e buona, senza avere la tracotanza di dire la verità su quello che sta succedendo a questo pianeta – e magari addirittura lottare con altre e altri…

Se proprio vuoi dire qualcosa, delega, delega, delega. Ripeti con me de-mo-cra-zi-a-de-mo-cra-zi-a-de-mo-cra-zi-a.

Il parlamento, i tribunali, son lì apposta. Come devi delegare la tua sicurezza, in quanto donna, agli uomini in divisa e alle leggi, così devi delegare anche la salute tua e del territorio alle istituzioni e agli esperti!

Poidi2E se non ti fai passare al più presto questa sindrome da Cassandra ti troviamo noi uno psichiatra pronto a darti le goccine per curare questa malsana abitudine di dire la verità!

(1) Tutte le citazioni sull’Ilva sono tratte da Antonella di Palma, In nome del profitto. Taranto e la “sua” fabbrica, in «Il de Martino. Rivista dell’Istituto Ernesto de Martino per la conoscenza critica e la presenza alternativa del mondo popolare e proletario», n. 22-23/2013

*************

Per approfondire:

Banca dati italiana del cancro (fonte: Banca Dati www.tumori.net)
Principali cause di morte in Italia (fonte: Istat)
SENTIERI – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento
Mappa dei siti inquinati (fonte: www.datajournalism.it)

N.P. 03.05.14