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Uscire dalla crisi: ricerca nuovi modelli economici

Uscire dalla crisi economica è possibile ma non ci si può esimere dal ricercare e attuare nuovi modelli economici. L'economia circolare è uno di questi.

di Minimo Gramelloni.

E’ ormai evidente a molti che questo sistema economico basato sul consumo parossistico e divoratore delle risorse del Pianeta, che ci sta conducendo allegramente verso l’estinzione, sia giunto al termine. Molti i segnali di questo grave situazione.

Da un lato l’aumento delle temperature, dell’inquinamento e della Popolazione, dall’altro la diminuzione dei ghiacciai, delle materie prime e del consumi . Un calo contemporaneo nel mondo finanziario dei mercati obbligazionari, azionari , commodities e oro, mai accaduto nella storia della finanza; dall’altro una over produzione mondiale di prodotti che supera di 3 volte la capacità di assorbimento, e causerà nel tempo un calo dei prezzi fino a ridurre a zero i ricavi delle aziende, siano multinazionali o Pmi.

I Governi corrotti ostaggi delle lobby capitalistiche, incapaci di intraprendere iniziative atte a invertire questo pericoloso trend, nel mezzo i inebetiti da centinaia di spot pubblicitari che spingono all’acquisto compulsivo di merci inutili.

A questo punto l’unica speranza arriva dai cittadini consapevoli , da una rivoluzione delle coscienze di queste persone illuminate che hanno compreso i limiti di questo Sistema infernale. Molte, per fortuna, sono le iniziative che nascono “dal basso”. Movimenti importanti che si stanno strutturando e proponendosi come alternative intelligenti e praticabili del modello consumistico.
Ne citiamo alcuni, come EdC ( di Comunione) , Transition Town, e Commercio Solidale.

Nei prossimi articoli andremo a sviscerare nei particolari ogni singola iniziativa, ma sicuramente questi Movimenti hanno un unico comun denominatore che li contraddistingue: l’Tra i vari innovativi, l’Economia Circolare risulta essere tra le più interessanti.

Fondata sul recupero e il riciclo delle risorse e soprattutto il ripristino dei prodotti, concetto quest’ultimo praticamente spazzato via dalla civiltà dei consumi ad ogni costo e dalla obsolescenza programmata, l’EC si basa su un insieme di sistemi produttivi in cui le stesse risorse vengono utilizzate più volte, rimettendole nel circolo produttivo attraverso il riutilizzo ed il riciclo, con conseguenti notevoli guadagni in termini di efficienza.

 Quattro i principi alla base dell’economia circolare:

  • Lo scarto è nutrimento: non esiste più il concetto di spazzatura. Ogni prodotto è composto da parti tecniche e biologiche. Le prime devono essere rimesse nel circolo produttivo per un nuovo assemblaggio con il minimo consumo possibile di energia. Le parti biologiche non danneggiano l’ e sono destinate al compostaggio.

  • La diversità è forza: costruire sistemi produttivi integrati e modulari, con forti interdipendenze, per resistere meglio agli shock esterni. La ricerca dell’efficienza di una singola linea produttiva e della massimizzazione della produzione è fragile e non massimizza l’utilità per il sistema.

  • Basarsi su energia rinnovabile: il concetto di circolarità dovrebbe ovviamente integrare l’energia, producendola solo da fonti rinnovabili e consumandone il meno possibile.

  • Pensare in termini di sistema: comprendendo le interdipendenze tra materiali, oggetti, processi e l’impatto che ogni decisione, produttiva e non, ha sul sistema nel suo complesso

Un esempio pratico riguarda il vetro. La raccolta differenziata ne permette il recupero ma, per fonderlo e riforgiarlo in altre forme, sono necessarie alte temperature e grandi consumi energetici. Il semplice riuso invece attraverso una buona organizzazione del recupero ne abbatterebbe notevolmente i costi. Ma esisteva già questo sistema? Si !

Nulla di nuovo sotto il sole, è sufficiente un veloce ritorno alla pratica del buon senso.

(M.G. 27.09.15)