Venti di guerra nel Mediterraneo

Dalla Sicilia nostra corrispondente Daniela Giuffrida

no muosVenti di guerra nel Mediterraneo: voci sempre più pressanti, ufficiali e ufficiose, anche confidenziali, parlano di sottomarini e cacciatorpediniere, di navi d’assalto imbottite di missili Hawk e di altre presenze militari nel mare “nostrum” (che, a quanto pare, “nostrum” non è più dallo sbarco americano sulle coste italiche del 1943).Si paventano possibili immediati attacchi aerei sui territori siriani, altre voci parlano di autorizzazioni "preventive" da parte del Congresso Usa e dei paesi della Nato; la Gran Bretagna dice no, la Francia dice sì…

Su Internet foto di bambini trucidati generano dubbi e illazioni: è stato Assad? I ribelli siriani? E al-Qaeda, in tutto questo che ruolo ricopre? Mentre questo frullato misto di informazioni e smentite ci viene propinato dai media, cosa succede in Sicilia?

Qui si porgono ossequi e fiori a Colombia Barrosse, il nuovo console generale degli Stati Uniti a Napoli, sede sotto la cui giurisdizione ricadono tutte le regioni dell’Italia meridionale e tutto quanto accade in quei territori. La Barrosse, nominata lo scorso 30 luglio al posto di Donald Moore, si è recata a Caltanissetta, questa mattina, dove è stata ricevuta al palazzo di città dal sindaco e dai giornalisti.

Foto ambasciatore Barrose ColombiaIl neo console generale ha rassicurato i siciliani attraverso la stampa presente: ha spiegato loro che il Muos non è pericoloso perché ci sono studi che lo testimoniano (quali?) e lei ,madre di una bambina di 13 anni, mai si sognerebbe di raccontare bugie (sic!).

“Italia e Stati Uniti sono due paesi amici” conclude la Barrosse “esistono delle sfide ma queste vanno superate dialogando e, come due paesi amici, risolvendo insieme la criticità”.

In Sicilia gli attivisti continuano a far fronte comune contro il Muos e contro i venti di guerra che minacciano tutto il Mediterraneo. Convinti (secondo noi a ragione) che possibili risposte anti-americane possano interessare le coste meridionali dell’isola e, nello specifico, i territori occupati dalla base militare di Sigonella e dalla stazione NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) di Niscemi dove le parabole del Muos aspettano soltanto di essere issate sui basamenti.

Ancora ieri erano operativi sul territorio siciliano blocchi stradali da parte degli attivisti No Muos. Le grandi gru della ditta Comina Srl, che a gennaio erano entrate alla base dopo che presidi e blocchi ne avevano impedito l’accesso ai cantieri per settimane, hanno lasciato la base senza aver posizionato le tre parabole: che significato attribuire al mancato completamento dei lavori?

Mentre Il Comitato delle Mamme e il Movimento No Muos Sicilia e il Comitato No Muos Storico di Niscemi e l’attivista Giuseppe Maida si muovono per agire legalmente ancora contro gli ultimi provvedimenti del governo regionale, il Coordinamento Regionale e dei Comitati afferma in un comunicato: “Il movimento No Muos si schiera in modo compatto e unanime contro ogni possibile intervento militare straniero in Siria e a favore della pace. La nostra opposizione ha una duplice valenza: è quella di un popolo in lotta che non vuole che un altro popolo del Mediterraneo soffra e muoia sotto le bombe. Ma è anche quella di chi sa bene, per avere vissuto decenni nell’isola della quale gli Stati Uniti d’America hanno fatto la loro portaerei al centro del Mediterraneo, che quando la macchina militare americana colpisce un qualsiasi paese in una qualsiasi parte del mondo aumenta esponenzialmente la militarizzazione dei “nostri” territori”.

“Di fronte a tutto questo – conclude il comunicato – noi che siamo cresciuti nella pratica delle azioni dirette contro le installazioni militari, siamo consapevoli che non bastano le prese di posizione a fermare le macchine di morte imperialiste. Ci appelliamo, pertanto, a tutti i movimenti antimilitaristi Italiani — pacifisti, non-violenti e contrari al riarmo — e a tutte le realtà sociali di lotta di ogni genere perché, in caso gli Stati Uniti d’America e i loro alleati aggrediscano militarmente la Siria, si dia vita, insieme e in tutta Italia, a una campagna nazionale di War Stopping volta a boicottare ogni attività e logistica bellica di qualsiasi genere si svolga sul territorio del nostro Paese”.