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Vittoria Giunti un’eredità partigiana

Un pezzo di storia d'Italia, Vittoria Giunti, matematica, partigiana, combattente contro la mafia in Sicilia. Il racconto appassionato di Gaetano Alessi

di Davide Amerio.

Vista così di profilo, la sua foto in bianco e nero sulla copertina del libro, ti porta subito alla mente una figura: Nilde Iotti. Con lei ha in comune alcune cose: la , il PCI, la . , matematica di prestigio, moglie di un deputato del PCI, classe 1917 nata in quei di Firenze non è probabilmente una figura che i libri di “Storia” raccontano. Rappresenta il simbolo di quanti hanno combattuto: prima con la Resistenza, poi un’altra guerra più silenziosa, ma non meno pericolosa, nel sud d’Italia, a (AG) contro la .

La storia è fatta non solo dai condottieri e dai leaders ma da chi non avrà mai il proprio nome ricordato dai libri di storia

Così disse Vittoria l’8 marzo del 2003 in occasione della Festa delle Donne a Santa Elisabetta, uno dei più piccoli comuni della del quale ella divenne sindaco nel 1956. Primo sindaco donna della , la terza in Italia.

Vittoria Giunti arrivò a Raffadali, in Sicilia, nella primavera del 1945. E lì rimase sino alla fine dei suoi giorni. La figura di questa donna, di ciò che ha rappresentato e di ciò che ha lasciato in eredità, la racconta in un libricino, breve, scorrevole ma pregno di passione e umanità.

Proprio Gaetano fu uno dei giovani che furono ispirati dalla figura di Vittoria. Nella Raffadali di il sostegno morale e politico da lei profuso verso i questi ragazzi permise la costituzione di un gruppo che diede vita  una “Resistenza” contro il potente Totò, divenuto poi Presidente della Regione Sicilia e attualmente in carcere per accuse di mafia, condannato a 7 anni dopo i tre gradi di giudizio. Pazzi erano considerati quei giovani che osavano fare informazione alternativa contro i potenti, ma i ragazzi erano ispirati da lei; da questa partigiana che aveva combattuto e continuava a farlo, per i diritti delle donne, per la libertà e la democrazia, per i diritti del popolo oppresso da ogni violenza e sopraffazione.

Può essere libero solo un popolo che abbia preso coscienza di sé e abbia maturato una sua indipendenza intellettuale e culturale

Così scrive Gaetano presentando l’opera non solo politica ma anche culturale svolta da Vittoria Giunti in Sicilia. Perché il suo agire è sempre stato su questi due fronti. Erano i tempi in cui PCI significava lotta, riscatto sociale, affermazione e difesa dei diritti dei più deboli, degli ultimi. Uomini e donne che “resistevano” per un ideale di giustizia ed equità sociale, senza magari aver mai letto nulla di Marx o di Engels.

Nulla a che vedere con i pronipoti di quella parodia politica che qualcuno oggi si ostina a chiamare “sinistra”. Godetevi questo tuffo nella memoria, nel passato, quanto mai attuale, leggendo questa breve ma intensa storia di una grande donna.

“Le eredità di Vittoria Giunti” di Gaetano Alessi – edizioni ADEST

(D.A. 04.12.15)