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Wikileaks rivela al mondo gli accordi segreti del TISA

TISA, TTIP, il mondo finanziario si cela dietro sigle apparentemente innocue che in realtà nascondo trame ai danni delle democrazie e dei cittadini

di Davide Amerio

Una ne fanno, cento ne pensano. Pochi giorni or sono vi abbiamo dato notizia e ragioni di un accordo commerciale (TTIPTransatlantic Trade and Investment Partnership) tra Unione Europea e Stati Uniti; accordo gestito con molto, -troppo, - riserbo sul quale pende il plausibile dubbio dell'ennesima fregatura ai danni dei cittadini.

A conferma dei sospetti (oramai pensar male non è nemmeno più sufficiente) l’organizzazione di Assange svela una prima parte di documenti riguardanti un accordo segreto che coinvolge molti paesi a livello mondiale e l’Europa nel suo complesso. In Italia ne da notizia l’Espresso che è partner di .

Il documento è incompleto ma fornisce interessanti, e preoccupanti, indicazioni sul contenuto degli accordi, così come rivela l’analisi di Jane Kelsey, professoressa di legge dell’Università di Auckland, nota per il suo interesse sugli esiti nefasti della globalizzazione

L’accordo si chiama  T.I.S.A., acronimo di “Trade in services agreement”, ovvero “accordo di scambio sui servizi”. Questa volta il trattato non prende in considerazione le merci bensì i servizi che, nell’ economie sviluppate, occupano un ruolo rilevante nella produzione del PIL.

L’Italia non lo negozia direttamente ma attraverso la Commissione Europea come gli altri paesi membri (brividi!).

Specifica Stefania Maurizi de L’Espresso:

A sedere al tavolo delle trattative del sono i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Con interessi in ballo giganteschi: gli appetiti di grandi multinazionali e lobby sono enormi.

Abbiamo di fronte un panorama sempre più preoccupante: l’obiettivo delle corporation e delle lobby non è solo più quello di fare business ma quello di eliminare l’intermediario politico che potrebbe intralciare i loro affari. Ancora da L’Espresso:

Dobbiamo supportare la capacità delle aziende di competere in modo giusto e secondo fattori basati sul mercato, non sui governi, scrive la Coalition of Services Industries  lobby americana che porta avanti un’agenda di privatizzazione dei servizi, dove Stati e governi sono semplicemente visti come un intralcio al business. 

Definizione alquanto bizzarra quella proposta dalla Coalition of Service Industries: cosa significa “competere in modo giusto” se allo Stato (sovrano) viene preclusa la facoltà di arbitrare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? chi se non un (magari democraticamente eletto) può, – o dovrebbe, – tutelare l’interesse dei cittadini ivi compresi i diritti primari e fondamentali? È evidente che il concetto di ‘giustezza’ di questa filosofia viene concepito e articolato tutto all’interno di una logica altra rispetto a quella della democrazia.

Ne è prova la segretezza con la quale queste trattative sono in corso e il valore che viene dato alla riservatezza dei contenuti sino a spingersi nel dichiarare che:

E il documento potrà essere desecretato «dopo cinque anni dall’entrata in vigore del Tisa e, se non entrerà in vigore, cinque anni dopo la chiusura delle trattative».

Ma quali sono i servizi di cui questi accordi si occupano? Si parla di servizi finanziari, bancari e assicurazioni; ma i più pessimisti (o realisti) intravedono la seria intenzione di occuparsi della sanità, della scuola, delle forze militari. Obiettivo primario sono le informazioni che fanno gola al mercati finanziari per poter realizzare investimenti speculativi e, ovviamente, le privatizzazioni.

Chiaramente questi ‘mercati’ viaggiano con logiche distanti dalla realtà delle persone: esse mirano a creare la realtà stessa a loro interesse e somiglianza. Nulla hanno insegnato le catastrofiche crisi degli ultimi anni e le dolorose conseguenze.

In un simile contesto è facile immaginare quali ostacoli troveranno i governi di quei paesi, come il nostro, che necessitano assolutamente di rinegoziare il debito sovrano e i trattati che vincolano e bloccano l’agognata ripresa. Chi avrà interesse affinché uno stato sovrano non fallisca o non sia messo in condizioni tali da dover cedere i propri asset strategici? Quali sicurezze possono avere i cittadini se sono, e saranno, governati da politici (e parlamenti) troppo facilmente preda della corruzione ancorché eletti democraticamente?

Una domanda che dovrebbero porsi molti connazionali dopo l’esito dell’ultima tornata elettorale.

D.A. 23.06.14